Grazie Pushkar!

Grazie Pushkar!

14 giorni non sono abbastanza per vivere l’India, forse però una vita intera non basterebbe nemmeno. Questo paese pieno di storia, tradizione e contraddizioni ti entra nel cuore e li rimane. Ogni giorno qui è un’esperienza nuova e quest’anno ne abbiamo fatte veramente tante.

I momenti che mi colpiscono di più sono sempre le visite a casa delle bimbe. Tutte aprono la porta con un sorriso ed un invito a bere chai insieme. Ma il bello arriva quando tutti seduti per terra si comincia a parlare: Perché ti piace andare a scuola? Cosa vuoi fare da grande? Hai un sogno? Queste sono solo poche delle domande a cui le nostre bimbe rispondono molto timidamente.

Poi arriva il momento delle mamme che ci raccontano la loro vita: a che età si sono sposate, se sono andate a scuola (alcune non sanno ne leggere ne scrivere) se avevano dei sogni che non si sono realizzati. Forse la cosa che mi ha più colpito è stata una giovane mamma che si è commossa mentre ci confidava di non sapere nemmeno quanti anni avesse.

E così ti rendi conto che per queste piccole studentesse noi siamo il mezzo grazie al quale possono continuare a sognare, a crescere e a cambiare prima di tutto se stesse e poi la loro famiglia.
Quindi grazie Pushkar di avermi regalato ancora una volta tanti momenti di vita veri.

14 days are not nearly enough to experience India, but probably a whole life wouldn’t be enough either. This country full of history, traditions and contradictions fills up a piece of your heart and never leaves. Everyday here is a new experience and this year we’ve really had many of these. The moments that always affect me the most are the visits at the girls’ houses. Each time they open the door with a smile and an invite to drink chai together. But the best part is when we all sit together on the floor and start talking: Why do you like to go to school? What do you want to be when you grow up? Do you have a dream? These are only few of the questions that our girls answer very shyly. After the moms tell us about their lives: how old they were when they got married, if they went to school (many of them don’t know how to read and write) and if they had some dreams that they weren’t able to accomplish. Maybe the thing that hit me the most was a young mom that teared up when she confessed that she didn’t even know how old she was. And just like that you realize that for these young students we are the means through which they can continue to dream, grow and change first of all themselves and then their family. So thank you pushkar for gifting me once again with many moments of real life.

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