Una goccia dopo l’altra, un filo di luce che si allunga

Una goccia dopo l'altra, un filo di luce che si allunga
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di Rita Cenni

NEW DELHI, 19 SET – “La gran parte dei bambini in India non conosce le favole”

NEW DELHI, 19 SET – “La gran parte dei bambini in India non conosce le favole: sono costretti troppo presto ad abbandonare l’infanzia e a trasformarsi in piccoli adulti, per loro non c’è spazio per il gioco o la fantasia. E se qualcuno gli racconta una favola, quello che importa è la morale, sono i suggerimenti etici su come affrontare la vita” – Emanuela Sabbatini, fondatrice e Presidente della onlus AFLIN, ha presentato questa sera a Delhi, nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura, l’edizione inglese del libro di favole “L’india dei bambini” da lei curato con il titolo “Children’s India“.

Pubblicato da Armando Curcio Editore, con l’introduzione di  Kabir Bedi, il volume, illustrato da Lorenzo Santinelli con tavole piene di animali, dei e simboli della tradizione indiana, raccoglie sedici favole-apologi scritte, in hindi, da bambini del Rajasthan e tradotte prima in italiano, poi in inglese, grazie  al sostegno dell’Ambasciatore Italiano in India Lorenzo Angeloni.

Emanuela, romana, si definisce “un’italiana con un cuore indiano”: nemmeno dieci anni fa, quando dell’India conosceva poco più dello yoga, che pratica e insegna, è arrivata a Puskar, la città santa nel nord del Rajasthan, per studiare filosofia indiana; ma il tuffo nella vita quotidiana di donne e bambine degli slum, attraverso un’esperienza di volontariato, le ha cambiato per sempre la vita.

“Lavoravo in una multinazionale”, racconta, “ma in poco tempo ho capito che dovevo mollare tutto, e dedicarmi a tempo pieno al tentativo di migliorare l’esistenza di quelle persone, soprattutto di quelle bambine”.

Tentativo riuscito: l’associazione Filo di Luce India, AFLIN, fondata, nel 2013,  da Emanuela, e da altri quattro suoi amici, grazie al sostegno delle adozioni a distanza dall’Italia, e a finanziatori privati, ha permesso a centinaia di bambine di frequentare le migliori scuole della città ed uscirne con ottimi risultati, spesso tra le prime della classe.

“Poi c’è stato un programma di cure sanitarie, grazie al team medico italiano di AFLIN che collabora con medici locali indiani. Un altro progetto ha permesso l’orientamento scolastico per decine di ragazzine più grandi e un laboratorio artistico e psicopedagogico per le più piccole, in collaborazione con una scuola Steineriana francese. Una goccia dopo l’altra, un filo di luce che si allunga”, dice lei.

Emanuela preferisce enumerare i successi e trascurare le difficoltà, tante, di tutti i tipi: il filo dei piccoli grandi risultati dell’impegno suo e dei suoi compagni di avventura è stato riconosciuto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che nel marzo del 2018 l’ha inclusa tra i 30 italiani distintisi per “eroismo e impegno civile” e l’ha premiata nominandola Cavaliere  al merito.

Quasi interminabile l’elenco dei progetti di AFLIN per il futuro: “Il prio sarà una casa famiglia e una scuola, nel Rajsthan, per bambine di strada che non possono essere adottate, e mi auguro, anche per le loro madri, molte delle quali subiscono quotidianamente  violenze e abusi.”

Sempre nel Rajasthan, Emanuela sta per avviare corsi di cucina, italiana, rigorosamente, e di sartoria: “vorrei aiutare ragazze e donne a creare una cooperativa di sartoria, che  permetta loro di lavorare nel mondo della moda globale con un trattamento equo, uscendo dalla catena dello sfruttamento”.

“Essere donna in India significa troppo spesso vivere lontane anni luce dai diritti umani basilari”, dice. Emanuela detesta i  proclami, ma cita volentieri le parole di Malala, la ragazza pachistana premiata col Nobel per la pace: “Un bambino, un insegnante, una penna, un libro possono cambiare il mondo”.

Anche un libro di favole.

 

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